Ognuno di noi nella propria vita si è trovato ad avere a che fare con persone che senza un minimo di conoscenza specifica, pontificano su varie tematiche. O addirittura, senza accorgercene, siamo noi stessi a farlo. Questo meccanismo si è ampliato, a mio avviso, con l’avvento della pandemia, a partire dalla quarantena. Il tempo libero che abbiamo avuto a disposizione, ci ha resi molto più vulnerabili dinanzi all’idra a tre teste chiamata social network, i quali ci hanno bombardato di informazioni che prima venivano ricercate da un pubblico più circoscritto, ovvero gli specialisti (o comunque appassionati) di una data materia (in questo caso specifico la scienza, e poi, superato il virus e con l’insorgere della guerra russo-ucraina del 2022, sarebbe diventata la geopolitica). Questa bulimia mediatica ci ha consentito di accontentarci di verità preconfezionate, ben aderenti al nostro schema di pensiero. Un esempio velocissimo: Mario Rossi (impiegato) ha sempre detestato le medicine, una volta ha sentito dire da suo cugino che la tachipirina è causa di numerosi infarti. Mario, non avendo gli strumenti culturali per andare a verificare queste affermazioni, è dunque rimasto della SUA OPINIONE. Questa opinione, nel frattempo, si è sedimentata nella testa di Mario, diventando a tutti gli effetti una post verità (che vedremo pù avanti). Mario infatti, andrà alla ricerca di visioni che confermino la sua (post) verità.
A questo punto la domanda sorge spontanea, cosa c’entra Platone? Il filosofo greco ha elaborato quella che viene chiamata ”dottrina delle idee”, secondo la quale la realtà fisica altro non sarebbe che un’imitazione delle idee, le quali risiedono ne ”l’iperuranio”, un mondo dell’intelletto distinto e superiore rispetto agli umani sensi. Platone distingueva la ”doxa” (opinione, mutevole e ingannevole) dall’épisteme (leggi scienza), era convinto che la forma pura di conoscenza risiedesse nell’intuizione. L’intuizione platonica però, è molto diversa da quella che intendiamo oggi; essa non è un sentimento o un’illuminazione del caso, ma una via diretta verso la realtà oggettiva, ovvero il mondo delle idee, priva di ogni sporcatura proveniente dal mondo sensibile.
Un’eterogenesi dei fini
A ben vedere, Platone sarebbe tutt’altro che contento dell’eredità che ha lasciato ai posteri, una vera e propria eterogenesi dei fini. La filosofia platonica, dovrebbe averci insegnato ad usare il logos (il ragionamento) come mezzo per arrivare ad una verità fattuale basata sui dati, sul metodo scientifico rigoroso. Invece è accaduto l’esatto opposto: ora a contare è solo l’opinione personale, la famosa logica pirandelliana del ”cosi è se vi pare”. Il pensiero ha smesso di essere logos ed è diventato ideologia, ignoranza nutrita da altra ignoranza, e la realtà subisce esattamente quelle contaminazioni del mondo sensibile tanto odiate da Platone!
Post-verità
Questo fenomeno, è stato osservato e studiato nell’ambito delle scienze politiche; dall’inglese ”post truth”, si riferisce ad avvenimenti in cui i fatti oggettivi passano in secondo piano, si costruiscono veri e propri fantocci dell’informazione, con il solo obbiettivo di far leva sulle emozioni e i bias dell’individuo e della massa. E quindi, ancora una volta il rigore scientifico si va a far benedire, lasciando spazio ad interpretazioni squisitamente personali. Inutile dire che la categoria più ferrata nell’uso di questi espedienti è la politica, un esempio sono le elezioni vinte da Donald Trump nel 2016, il quale ha fatto ampio uso di retorica cospirazionista per gettare discredito sui suoi avversari politici. Infatti, sempre nello stesso anno, il termine post truth è stato eletto dall’Oxford English Dictionary come parola dell’anno.
